43 ANNI DALLA SCOMPARSA DI ALDO MORO, IL SUO INSEGNAMENTO

43 ANNI DALLA SCOMPARSA DI ALDO MORO, IL SUO INSEGNAMENTO


Mi rendo conto che, in realtà, affrontare un argomento tanto impegnativo è opera titanica. Non
bastano certo poche righe di un ricordo per risolvere la questione.
Tuttavia qualcosa può essere detta, perchè il silenzio che è calato su questo uomo, così vicino agli
italiani ed a Papa Montini, Paolo VI, con il quale ha condiviso un percorso di vita, dalla FUCI fin
dai tempi dell’Università, sino al 9 Maggio 1978, giorno in cui le sue spoglie furono ritrovate in via
Caetani, è troppo forte.
Lascio ad altre sedi e ad altri studiosi o esperti di geopolitica affrontare il nodo che potrà prima o
poi svelare la realtà, quella che sarà infine quella storica perchè quella giudiziale forse resterà del
tutto impunita.
Mi interessa brevemente inquadrare per quanto possibile l’uomo, il democristiano, il politico che si
è buttato in una mischia micidiale con l’intento vero di aiutare la ricostruzione dell’Italia dopo la
terribile avventura della seconda guerra mondiale. Peso affrontato con altri pensatori e politici di
area cattolica, quali Dossetti, De Gasperi, La Pira e molti altri.
Argomento ancora più pressante oggi, in un’atmosfera che riduce la politica a tecnicalità senza
alcun obbiettivo sociale, senza un’idea di società e di uomo, legata essenzialmente a freddi, quanto
discutibili, indici finanziari ed economici in un contesto globale che ha sempre temuto e combattuto
la cultura cattolica, sia in est Europa, sia in nord Europa.
Per riflettere sul senso del quesito su quale ruolo debbano e possano assumere i cattolici nell’attuale
panorama politico italiano seguendo l’insegnamento di Aldo Moro, la bibliografia e la raccolta dei
suoi discorsi sono corpose, ma ai minimi livelli può forse aiutare partire dalle radici e dai pensieri di
un interprete indelebile della storia dei cattolici in politica.
E trovo utile rifarmi ad un articolo, a firma di Daris Giancarlini apparso su La Voce nel 2019. In
esso si parte dal discorso di Moro tenuto in occasione di una seduta dell’Assemblea costituente il
13 marzo 1947, durante la quale tenne un’orazione chiara e ancor oggi del tutto attuale per chi
intendesse impegnarsi in prima persona in attività politiche, sia a livello locale, sia nazionale.
“Uno Stato non è veramente democratico se non è al servizio dell’uomo, se non ha come fine
supremo la dignità, la libertà, l’autonomia della persona umana”, disse, aggiungendo “non possiamo
prescindere da una comune e costante rivendicazione di libertà e giustizia”.
La giustizia sociale, questo è l’obbiettivo che un cattolico deve tenere presente nel suo impegno al
servizio della comunità, concetto ripreso nel 1968, dieci anni prima del suo rapimento, al Consiglio
Nazionale della Democrazia Cristiana del 21 novembre 1968: “Senza una guida e un ordine che
componga i conflitti sociali a un livello sempre più alto di giustizia, nessuna società può vivere e
progredire”, indicando la natura essenziale della democrazia intesa come “autorità morale e
comando legittimato del consenso”.
Concetti corroborati nell’illustrare quelle che Moro definiva “le idealità cristiane”, in cui offre un
ulteriore spunto di riflessione ben preciso: “Un indirizzo politico che si voglia disegnato sul rigore
del principio religioso è una pretesa talvolta difficilmente perseguibile”. Tutto ciò perché “non è
lecito piegare alle esigenze della situazione politica un organismo universale e spirituale qual è la
Chiesa..”, ma è pure difficile che queste esigenze stesse “…. possano essere sacrificate nell’ambito
di un ordinamento autonomo qual è lo Stato”.

Un pensiero molto attuale, non credete? Il concetto che sottende a queste linee del pensiero di Aldo
Moro è quello, oggi parecchio nascosto in seconda o terza fila in politica, della ricerca del bene
comune.
Su questa ispirazione, l’azione dei cattolici nei vari partiti e schieramenti del quadro politico
italiano dovrebbe trovare una sorta di faro comune, di punto di riferimento condivisibile, a
prescindere dalle mille sfumature che ne caratterizzano l’impegno e la ricerca di consenso.
A suo tempo l’attuale presidente dei vescovi italiani, il card. Gualtiero Bassetti, sostenne che “è
finito il tempo dei politici eterodiretti dalla Chiesa”, riprendendo idealmente il testimone dello
statista pugliese, sollecitando in apparenza proprio questo: un impegno che, al di là degli steccati
partitici, sappia convergere sul concetto della politica intesa come perseguimento del bene comune.
Il tutto senza necessariamente spingere verso qualunque ipotesi per la nascita di un nuovo partito
cattolico, che rischierebbe, oggi, prevedibili difficoltà dal punto di vista della raccolta di consensi.
Almeno per il momento. Il che non esclude che, un crescete status di riduzione della politica a meri
tecnicismi ragionieristici, con pesantissime conseguenze dal punto di vista sociale, possa rinnovare
l’ipotesi di una leadership di nuovo cattolica del pensiero e dell’aggregazione politica in un prossimo
futuro.
Per il momento è comunque necessario perseguire l’insegnamento di Aldo Moro, puntando
realisticamente sulla vitalità e capillarità della presenza sociale e culturale dei cattolici, questa si
davvero viva e sempre più diffusa, in particolare fra i giovani.
Occorrono nuove forme di raccolta, di aggregazione, di pensiero in grado di prendere una
leadership etica con una presenza dalla quale potrebbe nascere una spinta reale e concreta alla
politica, anche per costruire un modello di sviluppo meno pervaso da disuguaglianze ed esclusioni.
In questo, decisivo, potrà essere il sostegno di una Chiesa orientata a intendere” il pensiero cattolico
come quel “lievito” del mondo che, attingendo ai princìpi del Vangelo, è comunque consapevole
che il compito di evangelizzare resta in capo alla Chiesa stessa”.
“L’Italia ha bisogno di laici cattolici che abbiano un’identità salda e chiara, e che sappiano dialogare con
tutti” è il concetto ribadito dal card. Bassetti. Il Papa che ha molto influito sull’impegno dei cattolici in
politica, non a caso Paolo VI in tandem alla presenza di Moro (se ne sono andati entrambi nel giro di tre
mesi), ha insegnato tra l’altro come risolvere i contrasti in convergenze.
Ecco, forse è il caso di riprendere il pensiero e l’insegnamento di Aldo Moro in un contesto come quello
attuale, che cerca disperatamente di dimenticare la sua presenza, il suo impegno ed il suo estremo
sacrificio.

Maurizio Moscatelli

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