Caro, vecchio Genoa

Caro, vecchio Genoa

Non amo il patetico, i sentimentalismi, la retorica e via dicendo.
Non amo nemmeno vivere nel passato e di passato.
Il passato per me rappresenta le radici necessarie per vivere nella realtà del presente, senza sentirsi sradicati come erbaccia in balia del vento dei tempi nuovi.
Se scrivo: “caro vecchio Genoa” e’ perchè lo sento nel profondo, viene da lontano, dall’infanzia mai dimenticata, dai nonni che parlavano solo in genovese, dalla Genova dei primi anni del dopoguerra, dove sta la mia vera identità.
Di questa identità fa parte inalienabile il Genoa.
Non solo per i pomeriggi vissuti alla Nord travolti da emozioni indimenticabili, ma anche per tutti i giorni della settimana passati a parlare di Genoa, per tutti i genoani che ho conosciuto e che hanno influito, frequentandoli, sulla formazione della mia identità.
Dico Genoa e penso alla mia vita, non solo allo stadio Luigi Ferraris.
Non credo proprio che il Genoa sia cambiato. Sono i tempi che cambiano, e coi tempi cambia anche la sensibilità delle persone. Oggi c’e’ più distacco e cinismo, dove un tempo c’era il sentimento della condivisione e della comprensione. Contro il Genoa che lotta per non retrocedere, sento oggi accanirsi rabbia e cattiveria, dove un tempo c’era passione e volontà di sostenere la squadra per raggiungere il traguardo della salvezza.
Forza Vecchio Cuore Rossoblu” diceva uno striscione nella Vecchia Nord. Oggi nella nuova Nord campeggiano striscioni di altro tipo. Qualcosa sembra cambiato. Ma il caro Vecchio Genoa e’ sempre lo stesso.
Quante volte l’ho visto in passato, in difficoltà come adesso!! Tutto il dopoguerra e’ stato un susseguirsi di difficoltà enormi e il fatto che il Genoa esista ancora, a volte mi sembra un miracolo.
Ero bambino nel 1946 e già sentivo dire: il Genoa non trova un presidente. Nessuno voleva prendere il Genoa. E rari sono stati i presidenti nei primi decenni del dopoguerra. Più frequenti i Comitati di Gestione o i Commissari.
Il Genoa faceva paura per la sua storia leggendaria.
Ero adolescente a meta’ dei ’50, quando il Genoa era ancora la squadra italiana che avesse vinto più campionati. Chi mai poteva avere il coraggio di prenderlo, sapendo di non potere onorare il grande passato! Ci sarebbe voluto un grande imprenditore! E intanto prendeva sempre più corpo il nemico numero uno: il bilancio negativo. E’ dal 1946 che il Genoa e’ ostaggio del bilancio negativo. Chi pensa che sia un problema di questi anni e’ fuori strada.
Nel campionato 1950/51, il Commissario Mairano che faceva funzioni da presidente (che non c’era), in occasione di un incontro casalingo contro un’Inter fortissima, invio’ a ciascun giocatore una lettera per toccare le corde dell’orgoglio personale, perchè nelle casse della Società non c’erano nemmeno pochi spiccioli per il premio partita.
Nel campionato 1959/60 il Genoa fu condannato con 28 punti di penalizzazione per aver cercato di comprare una partita ai fini di evitare la retrocessione in B. Nel 1970, retrocesso in C, il Genoa non aveva nemmeno i soldi per iscriversi al campionato.
Per questo nacque l’idea dell’azionariato popolare.
Chi oggi parla di dignità offesa non conosce la storia del Genoa.
Ma non conosce nemmeno l’animo dei genoani, che al Genoa hanno sempre perdonato tutto, come si perdona a uno di famiglia. E in presenza di gravi difficoltà hanno sempre reagito col sentimento della condivisione e della volontà di lottare.
Cosi facevano i genoani di ieri per il “caro vecchio Genoa”, e cosi devono fare i genoani di oggi.
Cambiano i tempi, ma non il Genoa.
Perchè O Zena o l’e’ O Zena, la nostra identità.

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