
Ci risiamo…

Chi ha la mia età lo sa e ne ha sentito certamente parlare, parlo del Giudice Carlo Palermo, che fu Giudice a Trento, ma le sue indagini, nel 1984 furono fermate: l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi aveva chiesto un procedimento disciplinare contro quel giudice che da Trento stava mettendo le mani su traffici che coinvolgevano banche e paesi del mondo occidentale connettendoli tutti, uno dopo l’altro, carta dopo carta, con terroristi e trafficanti mediorientali. E così fu trasferito. “Due aprile 1985. La Fiat 132 blindata del sostituto procuratore Carlo Palermo viaggia a forte velocità verso il palazzo di Giustizia di Trapani, dove il magistrato si è insediato 40 giorni prima. È arrivato per prendere il posto del collega Ciaccio Montalto, ucciso dalla mafia due anni prima. L’auto di Palermo, seguita dalla Ritmo della scorta, raggiunge Pizzolungo, paesino a metà strada tra Trapani e Bonagia, dove il magistrato è stato alloggiato. Sono le 8.35 quando l’autista sorpassa una piccola Volkswagen. In quell’istante il mondo esplode. A bordo strada salta in aria un’autobomba e l’utilitaria, che passava per caso, viene disintegrata al posto della Fiat 132 di Palermo. Il magistrato si salva, cavandosela con un forte choc e qualche lesione. Due agenti della scorta restano feriti gravemente: la Ritmo non era blindata. A non aver scampo sono le vite racchiuse nella Volkswagen. Barbara Rizzo, 30 anni, e i suoi figli, i gemellini Salvatore e Giuseppe Asta: stavano andando a scuola, ignari del loro atroce destino. I loro corpicini vengono ritrovati dilaniati. A duecento metri di distanza, un muro è macchiato di sangue.”.

“Con il suo nuovo libro, ‘La Bestia’ l’ex giudice Carlo Palermo torna a parlare dei grandi traffici di armi che dagli anni 80 hanno segnato la storia del nostro Paese, rimanendo impuniti fino ai nostri giorni. Seguendo il filo di documenti inediti e basandosi sulle rivelazioni di alcune fonti interne a servizi segreti e a grandi e piccole banche internazionali coinvolte nei traffici illeciti, Palermo arriva a ricostruire a quaranta anni di distanza dalle sue prime indagini di giudice a Trento il ruolo delle organizzazioni occulte che governano il mondo delle armi, della finanza e del mondo. Un ruolo solo accennato per ipotesi perché i segreti di Stato che ne custodiscono l’esistenza stessa vanno oltre le carte processuali e le fonti sulle quali l’ex giudice ha potuto fare affidamento.”
“Perché la massoneria nei tuoi libri ha sempre un ruolo rilevante?
Perché ho continuato a imbattermi nelle sue organizzazioni: dalle carte della mia inchiesta giudiziaria a Trento fino a quel documento della fine del 1983 di cui ho parlato, continuano a emergere riferimenti precisi a una massoneria diversa da quella conosciuta fino a oggi. Un’organizzazione dedita a operazioni internazionali, traffici di armi e finanza sporca, i cui sodali escono dai processi di tutto il mondo sempre con lo stesso esito: l’assoluzione. Non sto parlando di Licio Gelli e della sua P2, ma di qualcosa di superiore. Gelli aveva accennato a una struttura a piramide rovesciata e aveva ragione. In questi ultimi quaranta anni un apparato superiore perfino agli Stati ha condizionato tutti i rapporti politici, governando finanza e petrolio, connessioni tra mafia e politica, mafia e terrorismo, reggendo le fila di strutture occulte come Gladio. I politici di turno ci raccontano di poter togliere il segreto di Stato, fare luce. In realtà, i politici sono solo i detentori temporanei di un potere che li sovrasta: i segreti appartengono a un livello superiore. Semplicemente, i nostri politici non hanno le chiavi per svelarli. Io quelle carte che inchiodano questa struttura superiore le ho avute tra le mani e le ho studiate a lungo: sono complesse, mi ci sono voluti anni di ricerche per ricostruire. So che questa organizzazione massonica ha propaggini importanti nella nostra Sicilia. Ma ancora oggi sento di poter fare solo ipotesi. Di una cosa, però, sono certo: la verità non può essere seppellita. Sulla verità non si può stendere l’asfalto.”
Così oggi ci risiamo, ma è il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, a suscitare discussione e a dividere Parlamento e magistratura. Certo, non siamo più ai tempi di Craxi, ma la struttura piramidale rovesciata di cui parlava Gelli è ancora viva e si muove con inquietante freschezza fino ad appoggiarsi, per esprimersi ed avere peso, ai pareri più ascoltati e di fine pensiero. Sì Gratteri fa una “vitaccia” e continua a farla se pensiamo alle fughe di notizie…
Comunque, leggetevi questo bel pezzo de la Repubblica di oggi, dal titolo: “Le parole di Gratteri dividono Parlamento e magistratura”, dove ho dato risalto ad un punto dell’articolo, dove si da la parola a Giovanni Maria Flick. Il classico rilievo pieno di complimenti verso Gratteri, ma compresso nella parte finale, la classica “bonaria” pacca sulla spalla: “non deve farsi strumentalizzare dall’una o dall’altra parte”.
