
Ci vuole una poesia…

Liguria
È la Liguria terra leggiadra.
Vincenzo Cardarelli
Il sasso ardente, l’argilla pulita,
s’avvivano di pampini al sole.
È gigante l’ulivo. A primavera
appar dovunque la mimosa effimera.
Ombra e sole s’alternano
per quelle fondi valli
che si celano al mare,
per le vie lastricate
che vanno in su, fra campi di rose,
pozzi e terre spaccate,
costeggiando poderi e vigne chiuse.
In quell’arida terra il sole striscia
sulle pietre come un serpe.
Il mare in certi giorni
è un giardino fiorito.
Reca messaggi il vento.
Venere torna a nascere
ai soffi del maestrale.
O chiese di Liguria, come navi
disposte a esser varate!
O aperti ai venti e all’onde
liguri cimiteri!
Una rosea tristezza vi colora
quando di sera, simile ad un fiore
che marcisce, la grande luce
si va sfacendo e muore.
Ci vuole una poesia per dire che la terra non si cambia, ma resta solo una poesia, perché la bestia grama, è come la zizzania ed imperversa, espande le radici. La DIA non è da ieri che ci avvisa e che fa nomi e cognomi, di alberi genealogici di logiche perverse, anche d’imprese che poi, con un OH di meraviglia, appaiono per quello che realmente sono: un bluff. Ed è dal 2° semestre del 2002 che la DIA, così, parla di zizzania.
http://www.genovaweb.org/materiali/relazioniDIA/2002/2volume_2sem2002.pdf
Arriviamo così a ieri come ad oggi o l’altro ieri e chissà che tra una decina d’anni non troveremo altri nomi prestigiosi finiti: OH, ma guarda un po’… falliti.





