
Condivido e pubblico

Molto volentieri. Anche se so che ai più entrerà da un orecchio e uscirà dall’altro.
No gh’è verso de faghela capî.
Da qui, secondo me, letto il tutto, viene da chiedersi quando arriverà il giorno nel quale i responsabili di questi crimini vengano condannati e puniti. E se mai arriverà.
Mi permetto di sottolineare in neretto alcune parti che ritengo vadano appunto sottolineate e rimarcate.
Il lockdown, le mascherine, il distanziamento sociale non sono provvedimenti scientifici, non lo sono mai stati (vedi articoli su Lancet e New England journal of Medicine)
Il lockdown è soltanto un un’esperimento che non ha precedenti in termini di costi per la vita umana e la libertà e Dio sa quanto hanno dovuto pagarne le conseguenze i bambini e gli adolescenti, compreso mio figlio.
Anche sulla mortalità avrei molto da dire. Per non parlare dei vaccini attesi come la risoluzione del problema mentre gli anziani continuavano a morire e solo dopo il fallimento del piano vaccinale e’ arrivato lo sdoganamento delle terapie con anticorpi monoclonali.
Se si fosse investito nelle cure ( ma probabilmente non c’era convenienza), avremmo avuto molti meno decessi.
Quei decessi il cui picco è coinciso con la dichiarazione di Pandemia e con il terrorismo mediatico che ne è seguito.
Ormai è chiaro che il virus circolava in Italia ben prima dell’inizio ufficiale della Pandemia. E se è vero che il virus circolava già da settembre, come si spiega, allora, un un’aumento esponenziale della mortalità nei mesi di Marzo, e Aprile , mentre fino a febbraio si è mantenuto ai livelli minimi di mortalità dal 2015? ( vedi statistiche ISTAT)
Come tutti i virus , doveva aver già contagiato una larghissima parte della popolazione. In quel periodo, peraltro, la vita scorreva come sempre senza alcuna precauzione, senza lockdown, le mascherine, il distanziamento, eppure, la mortalità continuava a mantenersi a livelli minimi dal 2015.
Quindi, se non lo possiamo imputare al virus, quali sono stati, allora, i fattori che hanno dato improvvisamente una impennata alla mortalità e quali quelli che contribuiscono a mantenerla alta?
Primo tra tutti la gestione fallimentare da parte del territorio, con ritardo di approccio alle cure e ospedalizzazione di pazienti ormai già in condizioni severe.
Dal momento (22 febbraio del 2020) in cui è stata comunicata la circolazione di un nuovo coronavirus e Il Ministero della Salute ha emanato un’ordinanza a tutti i medici del territorio, dicendo sostanzialmente che eravamo di fronte a un nuovo virus, sconosciuto, per il quale non esisteva alcuna terapia, la gestione dei pazienti affetti dal Covid 19, che paradossale fino a quel giorno era stata portata avanti con successo, senza affollare gli ospedali e le terapie intensive, è cambiata.
La paura, il terrore di visitare i pazienti, l’isolamento a domicilio, a volte lontano dai parenti e conoscenti, ha creato i presupposti per la cattiva e ritardata gestione. Peraltro, da quel momento si è deciso che tutto quello che era stato fatto fino ad allora non poteva più funzionare. Non era più possibile un approccio clinico/terapeutico.
I medici di Medicina generale dovevamo, da allora, delegare al dipartimento di Sanità Pubblica, che , è inutile ricordarlo, non fa clinica, ma solo una sorveglianza di tipo epidemiologico.
Si potevano visitare i pazienti solamente se in possesso di mascherina FFP2, ( mascherina che, come sappiamo, fu consegnata, alla maggior parte dei medici, molto in ritardo)
Ma cosa più grave e che nella circolare ministeriale, il Ministro della Sanità dava le seguenti indicazioni su come approcciare ai malati:isolamento e riduzione dei contatti, uso dei vari DPI, disincentivazione delle iniziative di ricorso autonomo ai servizi sanitari, al pronto soccorso, al medico di medicina generale. In sintesi, le polmoniti atipiche non sono state più trattate e i pazienti lasciati soli, abbandonati a se stessi a domicilio e ovviamente dopo 7-10 giorni, con la cascata di citochine e l’amplificazione del processo infiammatorio, arrivavano in ospedale in fin di vita.
Ancora più tragica è stata la gestione degli anziani nelle RSA.
Come si sa, sono stati soprattutto gli anziani fragili ad incidere fortemente sulla percentuale di deceduti.
Secondo il rapporto covid-19 aggiornato al 16 dicembre, l’età mediana dei deceduti positivi è 82 anni e di questi più del 69% avevano patologie associate. Ciò indica che il covid-19 uccide prevalentemente soggetti vicini al limite della loro aspettativa di vita, proprio quelli presenti nelle RSA.
C’è un rapporto di Amnesty che denuncia proprio questa situazione. Vuoi la paura, anche per la scarsità di DPI offerti, vuoi la carenza di personale sia per malattia che per quarantena, la maggior parte degli anziani gravi provenienti dalle RSA entravano negli ospedali non solo con il Covid, ma con grave compromissione, anche, delle loro pluripatologie , che ne avrebbero compromesso la vita per un raffreddore, una semplice influenza, una banale infezione delle vie urinarie.
L’ospedalizzazione prolungata, poi, dovuta all’isolamento forzato, ne ha finito di aggravare la situazione.
Le complicazioni intraospedaliere, infatti, che vanno dalle infezioni associate all’assistenza (ICA) a ventilazioni spesso inadeguate o meglio inopportune per età, ma sostenute da protocolli, hanno contribuito a mantenere alta la mortalità dei nostri anziani.
A guardare, poi, l’andamento di questa Pandemia, si direbbe che il virus abbia un comportamento molto simile a quello dell’influenza stagionale e curiosamente, sembrerebbe che nel 2020, l’influenza sia scomparsa dalla faccia del pianeta.
Non è mai stato dimostrato, peraltro, che questo virus, mai coltivato, e purificato, sia sperimentalmente capace di provocare il covid-19 in un essere umano (c’è un’ampia documentazione al riguardo). Ma questo non significa che non esista il covid-19 in quanto sindrome simil influenzale associata talvolta a complicanze fatali (ma come tutte le simil influenze, compresa ovviamente l’influenza stagionale).
Ciò che si mette in dubbio è che il Sars Cov2 ne sia il principale fattore causale. E da ultimo, ma non meno importante, un’ulteriore causa di mortalità è da ricercare proprio nell’ isolamento protetto degli anziani e quindi anche all’allontanamento dal proprio rassicurante ambiente di vita e dalla vista dei Loro cari.
Non più sorrisi, nessun abbraccio, nessuna carezza.
Questo crea una forma di grave depressione che spesso sfocia nel rifiuto ad alimentarsi e ad un un’abbandono della vita che inesorabilmente porta verso la morte. Eppure è ampiamente dimostra in letteratura che il contatto con la pelle è più curativo di una medicina.
La nostra cute è un “organo sociale” e non prevede distanziamento.
La nostra pelle possiede recettori e neuroni che rispondono esclusivamente alle carezze.
La pratica della “saturazione sensoriale” riduce la percezione dolorosa e in generale riduce lo stress di tutti i pazienti ,che vivono la loro malattia come una perdita, un lutto, al quale Noi medici dobbiamo dare i mezzi per aiutarli a metabolizzare.
Vi lascio con la definizione di Salute da parte dell’OMS il cui obiettivo è “il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute”, definita come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.
(Dottor Agostino Ciucci, Dirigente Medico, Medicina e Chirurgia d’accettazione e d’urgenza presso il “Vito Fazzi” di Lecce, attualmente Responsabile di un reparto Covid)