
E dopo?

Se qualcuno di noi sopravviverà (così mi allineo al sentimento massivo di questi giorni, e non passo per eretico), ad influenza scomparsa, sarà il caso di fare un bel punto della situazione.
Parlo logicamente della comunità internazionale, a partire dagli organismi preposti, sino alla comunità di base, ossia tutti. Chi di noi non si è ancora dato per morto, e riesce per un attimo ad astrarsi rispetto all’incalzante tamburo mediatico, oppure a fare due calcoli (popolazione globale, malati, morti, guariti ecc), non potrà fare a meno di ragionare su alcuni aspetti che ci si svelano via via, vivendo questa strana situazione.
Siamo di fronte ad un virus influenzale che -per quanto simile nelle dinamiche di contagio a tutte le influenze aggressive con le quali conviviamo da anni (superfluo ricordare ogni volta i 13 milioni di contagiati e i 5.000 morti del 1970, in Italia, tanto è inutile)- lascia scoperto il nervo di una sanità internazionale impoverita in nome dell’assetto finanziario mondiale. Cosicché se si affaccia un virus che -a differenza di tanti altri- può richiedere ricoveri terapie intensive e quindi anche preventivi isolamenti di massa, il sistema rischia il collasso; ecco il motivo per il quale covid-19 viene catalogato dall’ OMS come una sorta di peste nera, non altro.
Se -a parità di potenziale di contagio e di percentuale decessi/ammalati con alcune altre sindromi influenzali – non fosse presente l’aspetto della terapia intensiva, il covid-19 convivrebbe naturalmente con la nostra stagione delle influenze, fra migliaia di ammalati migliaia di guariti e -certamente- migliaia di decessi, come ogni anno, venendo semplicemente archiviato come un’influenza particolarmente aggressiva. Però covid-19 ha questa perfida caratteristica, pertanto è giusta la stretta totale, dato che le strutture (non solo in Italia) sono inadeguate alle epidemie. Verrebbe naturale indignarsi per questo aspetto, che di fatto -a fronte del profitto di pochi- ha prodotto il condizionamento totale della vita di moltissimi, ma a quanto pare la “gente” trova più normale indignarsi per il tipo che va a farsi la corsetta solitaria nel bosco. Questione di priorità percepite (ai tempi del corona virus). Prossimamente, accompagnato da dinamiche industriali (che intanto ci sfuggono), verrà prodotto il classico vaccino, e il corona virus cesserà di spaventare il mondo. Bene, ma nemmeno troppo. Chi ci assicura che -così come si è affacciato il corona- tra 12, 24 o 36 mesi non si possa scatenare che so, il catena virus?
Trovato il vaccino contro il corona, ecco che beffardo avanza il catena-virus, a sua volta privo di antidoto, appartenente ad un ceppo sconosciuto, invasivo, e potenzialmente in grado di fare collassare ogni sistema sanitario di nuova generazione (ossia massacrato dalle privatizzazioni). Allora? Fa una piega? Senza ricorrere a complottismi, ma soltanto ad un semplice ragionamento probabilistico, chi può escludere al 100% questo scenario? Chi ci garantisce che tutto ciò non possa ripresentarsi ? Chi aveva previsto il covid-19? Direi nessuno, altrimenti le cose sarebbero andate diversamente, no? La domanda che sorge spontanea quindi è: può il mondo reggere una situazione, come la presente, ad esempio svariate volte in un decennio? E’ ipotizzabile un semi-blocco dell’economia mondiale, e dei nostri sistemi di vita, che so, ogni due o tre anni, o -perchè no- anche ogni anno, laddove nessuno ci garantisce il contrario?
Se, come premesso, si escludono tesi complottiste, lo scenario ipotetico è ben peggiore, perchè significa che tutto ciò sfugge al controllo dell’uomo….C’è soltanto da augurarsi una forte presa di coscienza collettiva, che oltre a riguardare “gli addetti ai lavori” coinvolga anche la nostra base sociale; ovviamente supportati da adeguate strutture, si dovrà imparare a convivere con certe situazioni, elevando il livello di conoscenza, di consapevolezza, e di senso civile, nonchè modificando quello stile di vita che ci è stato “impartito” da anni a questa parte.
A poco servono in prospettiva gli slogan le cacce all’untore, i celodurismi patriottici, e i provvedimenti draconiani: si dovrà essere ben più consapevoli e portati alla riflessione, per parte nostra. La suggestione dovrà lasciare il passo alla consapevolezza, poichè -per come siamo oramai strutturati- non ci possiamo più permettere surreali black out planetari. Un bel passo, non c’è che dire. Non so se mi spaventa più questo, o l’attuale emergenza…. (affermazione retorica).
Post Scriptum: Esistesse un misuratore, vorrei davvero conoscere quello che sarà, a breve, a medio, o a lungo termine, l’impatto sui nostri organismi da parte dell’ abnorme inquinamento elettromagnetico che ci tocca subire, per sopravvivere con il nostro stile di vita, ad un virus. #iorestoacasaemifriggolemeningi 🙂