
E’ sabato…

L’anno scorso, di questa stagione, i geranei erano più morti che vivi, pare fosse colpa di una farfalla cavolaia cinese, insomma di una bestia che fa chilometri e chilometri, magari nel chiuso di un container per poi recuperare il forzato digiuno. Quest’anno invece pare che la natura si sia destata, contrapponendo il suo vigore allo stordimento umano generale da forzata clausura causa Coronavirus. Immagino che tutto ciò abbia un senso, o almeno ve ne voglio trovare, lo definisco un richiamo, un fischio, a destare l’occhio appannato e la mente presa da innumerevoli problemi, con ansie ed angosce per contorno. E mentre si parla di morti, di crisi, al filo d’erba pare fotta sega, si veste a festa di un verde brillante smeraldo, facendo compagnia al rosso geranio. Quanta bellezza e quanto distacco, quanta nobiltà nel portamento e tutto dalla terra, una lezione difficile da cogliere, talmente abituati come siamo a procedere per schemi, robotizzati; a volte, solo quando calpestiamo una cacca di cane per la strada, – di un padrone maleducato -, realizziamo che esista la natura, ma ne siamo terribilmente infastiditi, analizziamo le feci come frutto d’una cosa fuori posto. Ad ogni buon conto il geranio fiorito sul terrazzo, è un segno da tener d’acconto, in questo silenzio, d’una città che pare finita e sfinita.