
E tutto per: 750.000,00 Euro.

Si poteva evitare che Preziosi acquistasse il Genoa presso il Tribunale fallimentare di Treviso? C’erano i presupposti che una fetta di imprenditoria locale si facesse carico di evitare il fallimento del Genoa, andando a Treviso al posto di Preziosi? Esiste od esisteva un “Garrone” genoano che si fosse assunto il gravoso compito di staccare un assegno di 750.000,00 Euro e che garantisse in tribunale a Treviso il ripiano dei debiti contratti da Dalla Costa per il Genoa? Ma la scelta è stata attendista, da avvoltoi, e Preziosi ha staccato l’assegno, prendendosi il Genoa. Questa è la storia che accompagna ancora oggi, a distanza di 16 anni, la più lunga presidenza post bellica e forse anche pre bellica del Genoa, ma che può ancora vantare 127 anni di storia e 9 scudetti integri e non bruciati da un fallimento. A pelle comunque l’uomo è mai piaciuto, alieno per censo, per formazione e diversissimo da quella Genova che a Treviso s’è guardata bene di andare. Con simili presupposti è un gioco da ragazzi costruire nel tempo una narrazione dal facile dileggio, tipo il: “brogeddo”, soprattutto dopo la caduta del Genoa in C a – 3. E se anche si torna in A e ci si resta, la narrazione prosegue, facendosi sempre più aspra ed incrociandosi perversamente con le poco chiare vicende di banca Carige e dei suoi numerosi NPL. A quel punto il mix è esplosivo, incontrollabile e le masse – che nulla possono a riguardo – fanno presto ad individuare in Preziosi il “nemico”, sia del Genoa che di Genova, di quella stessa Genova che aspettava di prendersi il Genoa a 0,00 Euro, perché fallito, ma tutto genovese.