
Editore di me stesso

Oltre ad acquistare i giornali in edicola, sono anni che criticamente ed acriticamente mi documento con mezzi d’informazione alla portata di tutti, disponendo di un collegamento ADSL, quindi le mie letture possono anche limitarsi ad un ANSA o più ansie nell’arco della giornata:


Resto quindi freddo, indifferente e distaccato quando leggo la pagina FIEG, dedicata alla pirateria digitale:

Di costituzionalmente garantito c’è l’Articolo 21. Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Dove si precisa che: la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Poi Martella, con la sua task force, dedicata alla caccia di fake news, può anche far chiudere Telegram, aprendo comunque un contenzioso di difficile soluzione, ma sta di fatto che, come dicevo sopra, basta quel minimo di iniziativa privata e, un libero cittadino, è in grado d’inventarsi il suo giornale e senza nemmeno un grave dispendio di soldi ed energie, in fondo la cultura e l’informazione, con l’avvento di internet, a meno che uno non sia proprio abelinato di suo e non sia costretto a farsi guidare come un deficiente da stampa e TV, riesce sì a costruirsi autonomamente un suo pensiero sulle cose del mondo e della vita.
Comunque, tornando alla stampa classica, quella degli Editori, con la “E” maiuscola, faccio un esempio: oggi, oltre IL SECOLO XIX, dal quale ho tratto la schermata della paginata FIEG, l’unico articolo che ho letto con un certo interesse è stato quello su “Repubblica”, un pezzo di Federico Rampini, al quale riconosco capacità di analisi e sintesi e mi meraviglio che un giornalista come lui non sia ancora stato nominato a capo del gruppo Espresso. Ma non sono affari miei e quindi continuo ad editarmi da solo, come ho sempre fatto.
