
Fighting for Old Charlie

La prima testa coronata a cadere sotto la lama del boia, fu quella di Carlo primo d’Inghilterra, il 30 gennaio del 1649. In era ormai barocca, appena fuori dal rinascimento, echeggiò un gran squillo di tromba verso i poteri dell’epoca.
Non che il Parlamento inglese non avesse i suoi interessi, così come il suo conducator, Oliver Cromwell. Ma re Carlo aveva osato troppo sciogliendo il Parlamento prima e imponendo tasse crescenti poi, quali quelle alla Scozia.
Quando sale la consapevolezza il gioco si fa duro. Nessuno si accorse che era già iniziato quel movimento che concluse l’era barocca alla fine del 700, con un’altra testa coronata che saltò dal suo collo. In genere è così che prima o poi si conclude quando si spreme o si prende per il naso il cittadino oltre l’umanamente tollerabile.
Mi sono sovente chiesto da dove venisse l’allocuzione: “Cercare di far passare i pataloni dalla testa”, ma dopo aver sentito qualcuno al Consiglio Europeo cantare Bella Ciao, sempre qualche Commissione Europea decretare con il colorometro che la diet coke e la red bull fanno bene, mentre l’olio extravergine d’oliva, il prosciutto crudo e il parmigiano reggiano tre numeri 48 mesi fanno male, vedere sempre e solo cottarelli, monti, fornero, oliver hardy alan friedman (omen nomen) a qualsivoglia talk show di qualsivoglia rete televisiva senza alcun contraddittorio, aver visto scomparire e mai commentare le rivolte e le repressioni cilene, boliviane ed equadorene al contrario delle manifestazioni di hong kong, aver sentito il plurilaureato Giannino, emule del trota, in chissà quale università imperversare ogni mattino su radio capital, sostenendo che non vede manovre liberiste in italia da trent’anni, ho capito cosa intendevano dire i vecchi.
Certi uni i segnali non li ascoltano, e a me vengono in mente Ceausescu e la moglie, ma anche il Re Sole, che fece cannoneggiare Genova perchè i banchieri genovesi non intendevano prestare soldi alla corte parigina per continuare a far guerre, per il clero di Mazarino e per gli sfarzi di Versailles, certo non per le pensioni agli artigiani, ad esempio, che ci possiamo fare? Perchè sento una certa aria di insofferenza in giro.
Ma soprattutto di crescente coscienza, nonostante Cottarelli continui a ripetere come un mantra “noi non siamo il Giappone”. Il Giappone no, ma l’Italia di Mattei, di Moro, di Adriano Olivetti, di Federico Caffè e di Modigliani, di papa Roncalli, Pacelli e Albino Luciani, gli ultimi tre papi italiani, invece si. E prima o poi ce ne ricorderemo di nuovo.