
Il Signor Enrico Preziosi

E uso quel Signor non certo in tono dispregiativo.
Pertanto l’intervento di ieri sera a Telenord?
Soddisfatto. Molto. Mi interessava sapere, nel senso di conferma, un paio di cose. Quindi missione compiuta.
Ieri sera si sono capite parecchie cose o almeno è quello che è successo a me.
Per me nulla di nuovo perchè le avevo già capite, ma ne ho avuto ulteriore conferma.
La prima, che lei è stato un Signore e merito doppio perchè conoscendo il suo carattere “fumino” questo vale doppio, appunto.
La seconda, che quello che pensavo del “grande” Zio Balla ha trovato conferma. Lo pensavo, forse lo sapevo, lo avevo fatto intuire scrivendo, ma per quel che mi riguarda quell’uomo non meritava e non merita così tanta stima e soprattutto, quella data dai genoani.
Non a caso spero che Sheva non si metta a decantare Genova, Caruggi, Farinata e i tramonti di Boccadasse, ma che faccia solo tutto il possibile per far crescere il Genoa a livello di squadra e di gioco. Fine.
Di allenatori bravissimi ad allenare tifosi ne abbiamo avuti fin troppi, adesso serve chi è capace ad allenare le squadre.
Poi ho avuto la conferma, l’ennesima, di una cosa che lei Presidente ha sempre fatto e che ho MAI visto fare da tanti altri e che la criticano da quando è arrivato al Genoa: chiedere scusa.
Io ho sempre visto e sentito Preziosi chiedere scusa e ammettere di aver commesso errori.
Lui sì, l’ho visto e sentito. Altri? Non pervenuti. Mai.
Poi su quanto accaduto nel 2005 soprattutto a lei ma ovviamente anche al Genoa quindi anche a noi, non c’era bisogno di nessuna conferma. Solo un Imbecille poteva volere ancora delle conferme.
E di Imbecilli mi sembra ce ne siano in giro e non solo riguardo al Genoa.
Lei è un uomo del Sud che vuol dire tutto e niente alla fine, ma quando ha parlato di certe cose e di certe persone, è venuto fuori tutto il suo esserlo e quindi l’ennesima conferma per quel che mi riguarda.
In poche parole mi ha confermato una cosa: che lei i Coglioni li ha per davvero.
E non solo in campo imprenditoriale, perchè questo lo ha dimostrato nella vita e soprattutto a quei quattro scalzacani o eredi di fortune immeritate che vivono qui a Genova. Scalzacani o non certo Imprenditori, ma comunque gente molto abile negli affari e soprattutto pericolosa. Se vaggo a vedde, Vosciâ a g’ha faeto in cû coscî. A tûtti.
Soprattutto ai Principi Rinascimentali e ai Doge da Vico Usodimare.
Aggiungere quello che lei ha detto su quello che molti genoani pensano sia stato il Grande Genoa e che a loro dava così tanta Dignità, sarebbe inutile, se non fossimo a Genova e quindi, aggiungo.
Parlare del “Pio” e confesso che a me anziano e nostalgico sentire questa parola ha fatto piacere, pur con il massimo rispetto per il nostro Capitano Gianluca, mi ha solo confermato quello che era il così detto Grande Genoa prima che arrivasse lei: un posto disastrato, una società disastrata. Un campo non certo adatto a una squadra professionistica, un posto senza nemmeno le bende e l’olio canforato per i giocatori, e che come “palestra” aveva una Cyclette arrugginita lasciata all’aperto per lustri.
Io, sarò strano e non lo nego, ma io prima di lei più che pieno di Dignità mi sentivo pieno di prese per il culo da parte di tifosi di altre squadre. C’è voluto lei per battere record molto “dignitosi”, tipo vincere su certi campi dopo trenta, quaranta, cinquant’anni, e contro squadre che non son nemmeno più sull’albo Panini.
Perchè sa, allora la Dignità era secondo alcuni prendere due o tre pere non a Madrid, ma a Foggia, Catania, Monza e un’altra miriade di nomi presenti nell’albo della Coppa dei Campioni. Si, ma di Fantasilandia
Era bellissimo sentir dire cose del tipo “Il Genoa espugna il campo di Brindisi dopo 47 anni!” Che figata, che Dignità, ma il paradosso è che c’è voluto lei comunque per sentir dire queste frasi dai vari teleradiocronisti.
Perchè se è accaduto vedere vincere il Genoa sul campo del Brindisi di turno dopo 47 anni, lo si è visto con lei.
A livello emotivo invece mi hanno entusiasmato un paio di cose, un paio di reazioni, roba da linguaggio del corpo.
Il tono e il modo con cui ha risposto sul Genoa attuale e futuro non lasciava dubbi.
Quindi cosa devo dire di più su lei e sull’intervista di ieri sera.
Forse potrei aggiungere, il modo con il quale ha parlato di Gasperini? E’ sembrato il modo di uno che lo ha voluto mandare via e godendoci pure?
Il suo dire che è stato l’unico Allenatore con cui lei riusciva a parlare di Calcio?
Perchè comunque, lei di Calcio, se ne capisce. Più di tutti i leoni da tastiera messi insieme.
E comunque sia ha dimostrato il suo essere signore.
Qualcuno dice che lei non è genoano. Ci sta, sono opinioni e personali.
E se vale la loro vale anche la mia, perciò le dico che per me lei è stato Genoano più di tantissimi genoani e nati a Genova.
E parlando di Fondazione Genoa che dà appunto l’entusiastico e giustamente benvenuto al professor Zangrillo “perchè si ha finalmente un genoano vero come Presidente”, dico che di genoani e di genoanità se c’è qualcuno che non dovrebbe proprio parlare è la Fondazione Genoa. Per quello che ha fatto.
E soprattutto perchè ha tra le sue fila alcuni illustri componenti: Zara è genoano secondo voi?
Guerello è genoano? Altri illustri personaggi, per quello che hanno fatto, per quello che non, hanno fatto, per quello che volevano fare.. sono genoani?
Bè Presidente se questi sono genoani, lei è stato James Richardson Spensley.
Per me, lei è stato il Miglior Presidente del Genoa, senza andare ai tempi delle carrozze a cavalli.
Pur con tutti gli innegabili difetti, lacune ed errori.
Con l’arrivo dei 777 temo di correre il rischio di dover comprarmi un bastone bianco e affittare un Cane pastore. Tedesco.
Ma dopo stasera, che non sia più nel Genoa, mi dispiace.
E se devo essere sincero e come sempre, nel finale mi sono persino commosso.
Ma lo so, son mica un genoano io.
Auguri di buona vita, grazie per quello che comunque ha fatto per il Genoa e spero di vederla in Tribuna per la finale di Champions, perchè la Stella l’avremo già vinta.
So, che sarebbe il primo ad esserne felice.
Sempre Alè Genoa.