
Io mi sento famiglia!

Inizia bene l’on. Taiani nel proprio intervento dedicato alla crisi demografica italiana:
“Aiutare le donne a poter aiutare i figli, pensiamo anche ai casi in cui ci siano figli disabili. Bisogna intervenire in maniera determinante. Trasmettere eredità e cultura è possibile solo se ci sono dei figli. Non è facile, ma non bisogna assolutamente penalizzare chi fa molti figli. Lo Stato deve mettere a disposizione le strutture che aiutino le donne che vogliono mettere al mondo tutti questi figli. Mettere sempre al centro l’essere umano, la persona: questo è fondamentale per noi“
Discorso condivisibile e che, se si fosse fermato lì, non avrebbe creato alcuna polemica: molte donne – e uomini – necessitano di sostegno per poter realizzare il proprio sogno familiare. Se non che, il nostro “forzista” continua con una frase che definire infelice pare riduttivo:
“[…] bisogna tutelare le donne contro la violenza perché maternità significa anche rispetto della donna. La donna non è una fattrice, ma si realizza totalmente con la maternità e noi dobbiamo tutelare questo” e ancora “Non esiste famiglia senza figli”
Ovviamente, sono fioccate le polemiche alle quali lui stesso risponde parlando di un fraintendimento:
“Lungi da me voler offendere chi non può avere figli. Ho cercato soltanto di esprimere un’opinione – legittima e che va rispettata come tutte le altre – sulla questione del calo demografico. Senza voler offendere e discriminare chicchessia”
Ed allora, direte, tutto a posto. No, la risposta è comunque relativa e discriminatoria (termine che utilizzo non proprio con piacere visto l’uso troppo lascivo che ne viene fatto) e lo dico da donna. Da donna, con un compagno da diversi anni e che per scelta non desidera avere figli, ma non per questo non si considera parte di una famiglia o non si senta realizzata. Ognuno declina la propria esistenza al meglio delle proprie possibilità ed in base al libero arbitrio, alla libertà di scelta rispetto ciò che per sé sia più importante, ciò che rappresenti un obiettivo, ciò che, appunto, lo faccia sentire realizzato.
Non mi sento meno donna o frustrata nonostante i miei 44 anni e la mancanza di figli. Anzi, l’averli per me sarebbe un limite a ciò che mi faccia stare veramente bene. Sono egoista? Sì, lo dico sempre! Ma trovo lo sia altrettanto chi voglia figli: non sono loro a chiedere di venire al mondo, in questo pianeta peraltro non proprio edificante e dalle fiorite prospettive. La mia scelta è consapevole e ponderata. Per esempio, ritengo di non essere portata a fare la mamma e che, per quanto si impari “cammin facendo” e gli errori siano umani e comprensibili, non sarei in grado di dare quanto necessiti una nuova creatura. Perché solo il pensare di dover interrompere il lavoro per partorire e poi allattare, mi “soffoca”; perché l’idea di limitare la mia voglia di far carriera, mi opprime; perché il non poter dedicare le mie (poche) vacanze a quanto ami, mi disturba…
Discorsi pericolosi, che faranno indignare, ma che sono legittimi per come sia fatta io. Male o bene, chissà. Non pretendo di venir capita, né condivisa, ma accettata come persona con una forma mentis diversa dalla maggioranza.
Ho toccato punti spinosi che altri commenti negativi certamente attireranno. Ma ciò non mi ferma né mi impedisce di completare quanto stia scrivendo in piena libertà e serenità.
Ho parlato di “non essere in grado” e credo questo sia l’unico punto cui nessuno possa recriminare. Ma ho anche inserito il discorso carriera. E qui so che molti si accaniranno. Perché dire, apertamente, che nel 2021, con le opportunità lavorative che vengono offerte, trovi giusto vi sia una differenza tra lavoro femminile e maschile credo sarà più sconvolgente dell’affermazione infelice di Taiani. Mi spiego meglio. Oggi gli uomini hanno le stesse possibilità di usufruire di aspettative e congedi delle donne: salvo il parto e la gestazione, possono loro assumersi il carico di quello che prima era solo “congedo di maternità”, di permessi per le cure e via dicendo. Quindi, all’interno di una coppia, ci si può semplicemente accordare con il futuro padre e continuare il proprio percorso senza sentirsi (troppo) penalizzate. A questo si aggancia un altro modo di interpretare la vita, altrettanto scomodo: si parla del fatto le donne spesso non abbiano le stesse opportunità di crescita nel mondo del lavoro rispetto al sesso opposto. In taluni casi è verissimo, innegabile. Ma non posso non notare che a fronte di una persona come me, o di un’altra che utilizzi le leggi sopra citate e quindi lavori, a livello di tempo, di più nell’arco della vita, ve ne siano moltissime che tra periodo di gravidanza, tempi ridotti di lavoro post partum, congedi per malattia dei figli (tutto legittimo e nel pieno diritto), limitino la durata delle prestazioni. Quindi, perché una persona che invece decida di dedicarsi al lavoro, dovrebbe essere parificata a tali “colleghe”? A parità di capacità, è giusto io o un uomo si sia avvantaggiati (sempre la situazione permanga) e pure, secondo me, anche se si è un po’ al di sotto del concorrente, quantomeno per la volontà e l’impegno prestati. Oltre a ciò, ritengo il pensionamento, con un sistema che in generale va assolutamente rivisto per problemi ben più gravi, dovrebbe essere parificato: le donne vanno “a riposo” quasi un anno prima rispetto ai colleghi con un cromosoma diverso. Perché? Non si decanta sempre “la parità”? Oltre al fatto la vita media sia più lunga per lei. Ed ancora: le quote rosa? Questa non è discriminazione? Obbligare ad inserire un tot di donne in base al sesso… Se un tempo avrebbe certamente avuto un senso, oggi è veramente ancora così? Io lo trovo denigrante e… discriminatorio. Non vi indignate, donne, per essere scelte solo in base ad una differenza anatomica?
Ho anche detto che amo decidere i miei periodi di vacanza in totale libertà. Scelgo alberghi per adulti senza prole, scelgo mete gradite che con i figli magari sarebbero impossibili… anche perché, fossi madre, non mi sognerei mai di lasciarli in un baby park o in custodia a educatori all’interno di un albergo o location che lo consenta. Chi mi conosca, certamente, potrà contestare il fatto vada in luoghi dove accettino cani. E’ vero, innegabile. Quindi mi condiziona pure lui? No, perché il cane l’ho preso ed accolto in funzione delle sue peculiarità e inclinazioni e quindi, quanto faccio con lui, rientra perfettamente nel concetto di libertà totale di scelte: preferisco la montagna, mi piace camminare nei boschi, viaggiare e visitare luoghi, anche scomodamente, senza prenotare e senza mete precise. Ci sarà la volta che vorrò andare a New York e magari non lo potrò portare? Probabile, ma volendo potrò lasciarlo alla zia Anna per qualche giorno senza sentirmi totalmente in colpa.
Concludo, per non tediare o innervosire troppo, con un aneddoto. Tempo fa, mi trovavo a Bormio per seguire il ritiro del mio amato Grifone, stavo ascoltando una trasmissione su Radio 24. Ricordo ancora, ero in macchina ed ero in procinto di “svalicare” verso Livigno. La puntata verteva proprio sull’argomento donna realizzata. La conduttrice e tutti gli ospiti ed intervenenti, concordavano sull’opinione: “la donna si realizza solo divenendo madre”. Al di là del chi possa e chi non possa, del discorso adozioni etc., ricordo di aver immediatamente fermato la macchina (temendo in movimento potessi perdere campo) e preso il telefono per poter intervenire. Sapete cosa accadde? Mi chiesero cosa avrei detto. Ho pensato fosse comunque una precauzione accettabile, vista la testata. Mi mandarono in diretta, ma… dopo oltre 15 minuti di ascolto passivo, in cui fui anche presentata, la conduttrice chiuse la trasmissione nemmeno giustificando l’inutile attesa. Cosa potrei aver pensato se non che la mia opinione contro non potesse essere argomentata?
Ora che mi sarò attirata le ire dei/delle più, concludo con un W la famiglia: che sia composta da 2 persone (in tutte le combinazioni possibili), vincolati dalla propria fiducia, da un contratto o dalla fede; in cui vi siano figli (biologici o adottivi, non vi è differenza: i figli sono di chi li cresca); da 2 persone ed uno o più animali; insomma da chiunque provi amore per chiunque…