Ma dove eravate, voi

Ma dove eravate, voi

Ero un bambino, allora, e quindi fate voi i conti visto che i prossimi son 62.
Sono nato in casa. Una volta si nasceva, in casa, non in Ospedale, e la casa era quella dei miei nonni. Sono nato lì e forse proprio per questo il legame che esiste tra “Nonno” e nipote per quanto mi riguarda fu ancor più forte.
Ho mai capito perchè si è tutti così attaccati ai Nonni. Se ci pensiamo, sono le figure più care che conserviamo nella memoria. Forse ancor più dei genitori.
Mio nonno, l’altro, Antonio, l’ho mai conosciuto perchè morì prima che io nascessi.
Per poco, perchè morì nel 1957. Ancora un anno e ci saremmo incontrati.
Palo! direbbe un mio amico usando un termine calcistico.
Mio nonno Menne, da Menego, Domenico in italiano, soffriva di una forma di artrosi terrificante. Ho mai capito bene cosa fosse e da cosa derivasse, so solo che ricordo le urla strazianti che provenivano da quella stanza, stanza che proprio per questo mi faceva paura e mi spingeva istintivamente a starne lontano.
Ricordo benissimo quel rumore, le ore e ore di urla che uscivano da là, ma ricordo ancora meglio i momenti di silenzio, quando mio nonno stava bene e quel silenzio era rotto soltanto dalle sue risate.
Un bel giorno ci fu una certa agitazione in casa, da parte di mia nonna.
Si avvertiva, la vedevo in ansia, trafelata, come se dovesse arrivare qualcuno di importante e si faceva l’impossibile per accoglierlo come meritava. Pe no fâ brûtta figûa .
Il campanello suonò e dopo qualche secondo vidi entrare un signore, distinto e ben vestito, con una borsa di cuoio in mano. Capii: era arrivato il dottore, o Professô.
Io dalla cucina sentivo parlare, e già benchè fossi piccolo capivo che chi stava parlando parlava in modo autorevole. Del resto, o l’ea, o Professô.
Dopo qualche minuto sentii le voci avvicinarsi, segno che stavano uscendo da là.
Mia nonna lo accompagnò all’uscita e vidi che gli mise qualcosa in mano, a quel signore.
Ma lo fece in un modo strano, quasi a scusarsi e il tutto accompagnato da molta deferenza.
D’altronde o l’ea o Professò e i miei nonni due poveracci, inteso economicamente, ovviamente.
A distanza di anni, molti, venni a sapere che quel Professore, aveva ricevuto per essersi degnato di venire a casa, 70.000 Lire.
Io non se un ragazzo di oggi abbia idea di cosa fossero 70.000 lire a fine anni 60.
Non credo, ma c’è nessuna colpa nel non saperlo.
Mia nonna non so come fece a racimolare una somma simile, mi è mai stato detto e io nemmeno l’ho mai chiesto. Forse, si vendette qualcosa.
Il Banco dei Pegni funzionava. Funziona anche oggi.
Forse, adesso ho capito quel suo scusarsi.

Oggi, vedo parlare questi Professô questi Professori, in TV.
Sono loro gli esperti e li vedo fare, giustamente e comprensibilmente una cosa: lamentarsi dei morti e della mancanza di posti letto, di attrezzature mediche, di personale adatto.
Qualcuno, giustamente e comprensibilmente, addirittura sembra sul punto di piangere e per davvero vista la situazione drammatica in cui si opera.
E credo sia sincero.
Non tutti quelli che vedo parlare in TV, ma molti li vedo davvero stravolti e distrutti dalla fatica.
Meritano enorme rispetto e solidarietà. E anche tanti tanti grazie per quello che stanno facendo.
Ma io mi chiedo: dove eravate, dove siete stati in tutti questi anni, voi Professori?
Vi lamentate che manca tutto, che non c’è un cazzo, che gli Ospedali stanno per scoppiare.
Ma dove eravate quando i governi, uno vale l’altro, decidevano di smantellare la Sanità PUBBLICA, quindi gli Ospedali, in favore delle Cliniche e pure Private.
In favore di voi, Professori.
Dove eravate quando e mentre stava accadendo tutto questo.
Dove eravate quando la Gente divenne costretta a pagar cifre mica da ridere alla vostra Segretaria in camice bianco, perchè “se no aspettavo sei mesi per una visita”.
Lì andava bene lo smantellamento del pubblico a favore del privato?
A vedere i risultati e i vostri conti in banca, mi verrebbe da dire di sì.
Lo so, sono discorsi da “Comunista”, da chi è il male di questa Società perchè non crede in questo Sistema, che crede ancora che ci debba essere una giustizia sociale, che la povertà non dovrebbe esistere e da nessuna parte. Che crede in una Società non basata sulla competizione, ma sulla condivisione. Lo so, è robaccia e del tutto non applicabile.
Pertanto mi dovete perdonare, vi domando pure scusa, se quando vi vedo parlare in TV e per lamentarvi dello schifo che esiste nella sanità, non vi credo molto.
Non mi fate pena, nemmeno tenerezza.
Quella la provo nei confronti degli Infermieri, dei Barellieri, di chi si fa il culo come e più di voi ma per mille e due al mese. E si tende a scendere.
Per persone che, mi piace pensare, avrebbero avuto e provato vergogna a chiedere quelle 70.000 lire.
E forse le avrebbero nemmeno chieste.
Cari Professô.

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