
Memoria e IN Memoria

171 anni fa, il 5 aprile 1849, partivano i moti genovesi con lo scopo di riacquistare la millenaria indipendenza interrotta nel 1815, al Congresso di Vienna, come l’indipendenza della Repubblica di Venezia. I moti furono guidati dai mazziniani, con a capo Lorenzo Pareto, Emanuele Celesia e Giuseppe Avezzana. Per sedare la rivolta venne inviato il generale Alfonso La Marmora con l’esercito sardo e il corpo speciale dei Bersaglieri. Lunghi combattimenti comportarono tutta una serie di atrocità da parte dei bersaglieri che fecero 20 mila morti. Da quel momento non fu mai più permesso ai bersaglieri, qualunque fosse la forma di governo, di mettere piede a Genova. La pace fu siglata nel 1994, sottolineo nel 1994, alla presenza di Amedeo di Aosta. Non c”è da stupirsi per questo. Nel 935 fu l’unica volta in cui i saraceni riuscirono a mettere piede in città, saccheggiandola. Nel 980 i genovesi riuscirono a cacciare gli arabi da Frassineto (più o meno zona Saint-Tropez), da cui controllavano tutti i passi alpini fino al Gran San Bernardo, e per chiudere i ludi nel 1088, insieme a Pisa, si presentarono davanti alla loro capitale in Tunisia, Mad’hia (oggi Hammamet) con 600 navi, ripetendo piu o meno quello che già fecero i romani con Cartagine. Mente lunga ma è questione di dna. Aggiungo che quella fu la prima volta in cui quello che divenne l’inno d’italia fu cantato in una processione lunghissima, dalla chiesa di Oregina (alture sul porto) fino al centro di Genova.