
Michelangelo Sapeva

«Primus in orbe deos fecit timor»
Petronio – Frammenti
Siamo cresciuti fuori, quando le strade erano occupate da persone, non da veicoli. Siamo cresciuti liberi, grazie alla ribellione dei nostri vecchi ai padroni che avevano imposto la follìa atavica dell’odio: economico, razziale, geografico, religioso. Perpetuando il controllo di sempre – il dominio – dei potenti sui deboli. Ma qualcuno (e poi molti) hanno coltivato in sè la percezione dell’ingiustizia, quindi il sentimento passionale della Rivoluzione. Persino qualcuno degli “eletti” concepì e praticò le ragioni dell’Umanità: Amenophi IV, che pensò un solo dio ad illuminare e scaldare ogni essere, senza distinzioni; Confucio che insegnò a ricercare l’equilibrio più equo tra il sè e la Natura; Gracco che difese le ragioni degli schiavi…
Ci fu un lungo, lungo periodo di buio, quando ogni anima divenne il pascolo di nuovi poteri, che misero – con il terrore che inevitabilmente l’ignoranza subisce – il proprio controllo anche al di sopra dei re; una interminabile stagione di dolore, lungo la quale l’ obbedienza, cieca ed assoluta, fu imposta come virtù morale (ed obbligo sociale), pena la perdita di un assoluto e definitivo beneficio trascendente. Ma, ancora, fu la bellezza della Vita, come il germoglio che esce dalla neve, dalla lava, dal cemento, a vincere: attraverso i bagliori potenti del Pensiero, unica nostra vera arma. La Ragione dell’Uomo che si fa Popolo, lentamente e faticosamente, come l’alberello che resiste all’incendio per ridiventare bosco; la pietra che rotola spinta dagli elementi e trova la via per farsi valanga. E poi montagna.
Così Francesco di Bernardone, il buono; così Giordano Bruno, il mago…a premere sulle sbarre di questa invisibile gabbia di pecore stordite dai bisogni e dalle malattie, indotta a sperare solo nel “poi” dell’esistenza terrena, come dispensatore di equità. “Chi sopporterebbe altrimenti il flagello e le offese del tempo, l’ingiuria degli oppressori, la villania dei superbi, gli spasimi dell’amore disprezzato, le lungaggini della giustizia, l’arroganza dei potenti e gli sfregi che subisce dagli indegni l’umiltà dei meritevoli, quando fosse possibile liberarsene da sé con un solo colpo di lama? Chi mai vorrebbe portare sudando e gemendo il fardello di una logorante esistenza, se la paura di qualcosa oltre la morte – l’inesplorato mondo da cui nessun viandante fece mai ritorno – non trattenesse la nostra volontà, facendoci preferire i mali presenti ad altri che non conosciamo?”
Questo è il Genio che parla per tutti noi, mettendo in bocca ad un principe (ad un principe!) i termini di un giogo autoimposto per suggestione, le Catene della Paura. Ecco la forza della comprensione, dell’analisi, delle dinamiche del potere…Shakespeare sono io, tu, voi…tutti noi. Eppure ancora oggi temiamo. E’ forse questo l’autentico «peccato originale»: uno spirito debole, troppo fragile alle minacce circostanti? Minacce, appunto: parole, propaganda, che, con una sapiente regìa, evoca in noi il ricordo ancestrale dell’impotenza umana di fronte alle belve, al buio, alle insidie naturali. All’inconoscibile. Infatti il gioco illusorio del potere 2.0 è quello di una informazione libera, globale ed esaustiva, un “incanto del sapere universale” reso possibile da una tecnologia disponibile, quindi democratica…Ma, come il Mago di Oz (o meglio: come gli Eterni di Zardoz), viene detto tutto, perchè ci si perda in un marasma di informazioni, dove l’autentico è indistinguibile. Dove tutte le Verità (ridotte al minimo termine del soggettivo) sono vere, quindi ridotte ad un fenomeno stocastico, congetturale. Mentre la realtà narrata è un virus fantascientifico ed una invasione mascherata da gioco di ruolo, il nostro autentico Essere è prigionieri, soli, schiavizzati da psicosi gravi, progressive e spesso autoinferte. Incapaci, ormai, di praticare l’unica via legittima e davvero Umana: la Rivoluzione.