
OPAS

Sui giornali si danno battaglia, ma manca proprio poco, perché tra domani e dopo, passerà o non passerà l’OPAS (offerta pubblica di acquisto e scambio), lanciata da Intesa su UBI. Comunque racconto due fatti, premesso che sia nell’una che nell’altra Banca non tengo nemmeno un centesimo. La prima su UBI: a Genova abito in una Via che è omonima di altra Via e ciò presta equivoco nella trasmissione di lettere e missive, ma il CAP (codice di avviamento postale) fa testo e così, ormai da anni, mi mettono in cassetta gli estratti conto di un correntista UBI. Mi decisi così di andare in Via Ceccardi nella sede di Genova, a lamentare il fatto che nella mia cassetta delle lettere arrivasse documentazione di altro soggetto che nulla aveva a che vedere con il sottoscritto, parlai con un funzionario che mi garantì la correzione del CAP. Beh, per farla breve, mi continua ad arrivare la corrispondenza di quel fortunato correntista UBI, al quale evidentemente frega una beata mazza di ricevere gli estratti conto.
La seconda è su Intesa: per un Ente senza scopo di lucro ho l’incarico di andare a fare versamenti e già era un problema prima del lockdown, in quanto, pur servendo la clientela con cassa aperta anche di sabato, si facevano code inenarrabili per raggiungere l’agognato sportello, figurarsi in tempo poi di Covid 19, detto questo, negli anni, si fa amicizia con i cassieri e si affronta insieme il disagio, generato da quelle segrete stanze dei piani alti bancari (Messina in testa) che tendono sempre più a trasferire il rapporto cliente/banca in remoto con l’home banking. Comunque ed è notizia di pochi giorni fa, preso appuntamento per un versamento, mi son sentito dire che il servizio pomeridiano è saltato e quindi bisognerà riprendere gli appuntamenti del mattino, e il motivo? E’ saltata l’indennità di cassa al 50% e questo retroattivamente dal mese di Aprile. Così, nonostante l’apparenza, si vede Intesa impegnata nell’erogazione di prestiti con margini d’interesse risicati e beneficenza a stecca, stringe i cordoni della borsa nei confronti del personale, rendendo la vita del correntista/sportello, sempre più difficile.
Insomma due realtà bancarie che a mio avviso potrebbero proprio fare a meno di mettersi insieme, a meno che questa soluzione non sia stata adottata perché una delle due non stia andando bene, così come sembra e dalla narrativa giornalistica economico nazionale che così bene sa camuffare i difetti, fino a quando non deflagrano, lasciando sul terreno morti e feriti, cominciando dagli azionisti… poverelli.
Qui sotto i due ritagli di stampa di oggi, tratti da “la Repubblica”.

