
Punto 0, o sotto 0?


Penso passi ancora un po’ di tempo, prima di capire esattamente chi avrà il coraggio di investire su Genova. Credo stia ancora ragionando non tanto sulla convenienza dell’investimento, quanto sull’accoglienza. Diffidenza, grettezza, arroganza e presunzione, dal 2001 ad oggi, hanno accompagnato l’arrivo su Genova di quei pochi “foresti” che si sono cimentati nel rilevare imprese storiche ormai decotte. Per venire a Genova ed investire milioni, suggerisco i curiosi di essere ben certi che quel manipolo di locali “possidenti” – tra immobili e conti in banca -, abbiano unghie e denti incapaci di graffiare o mordere. Mi piace poi la chiosa su Scerni e Garrone, come fossero gli ultimi dei Mohicani, ma è proprio da lì che si poteva e può intuire la potenzialità nell’investire e la volontà mista a passione, pari a zero o sotto zero. Tra il 2001 (Scerni) ed il 2014 (Garrone) i momenti salienti di una storia che ha visto l’impresa ligure ritrarsi come una lumaca nel guscio e senza nemmeno uno spunto d’orgoglio, almeno per individuare un decente futuro alla Città ed alle sue due squadre di calcio. Nel 2001 Scerni, vende tutto il Genoa a Dalla Costa e Garrone, nel 2014, regala la Sampdoria a Massimo Ferrero. Oltre quindi ad un problema oggettivo di mancanza di mezzi e liquidità, nel poter mantenere un giocattolo costoso (una squadra di calcio), siamo di fronte all’insensibilità più bieca nei confronti di chi ha nel calcio quel minimo di passione: il tifoso. Ma Genova è questa cosa qui, arroccata ai ricordi, come se i ricordi avessero ancora un valore e potessero dare una resa, esempio ultimo ne sia la protervia nel domandarsi perché nella “nuova” Carige, non si sia trovato spazio nel CdA ad un ligure, quindi cari investitori “foresti” siate prudenti ed accertatevi che il diagramma sia zero o sotto zero, sai mai si riprendano dal coma.
