
Riflessioni con un ex Diplomatico USA sul Golfo Persico

Abbiamo avviato un piccolo dialogo con il dott. Dennis Arnold Foster, ex diplomatico USA, oggi avvocato internazionale in Maryland in arbitrati, protezione marchi, mediazioni internazionali e copywrite, nonché Vice Presidente di Itera, società commerciale nell’ambito energie. Per oltre un decennio ha appartenuto alla diplomazia americana ricoprendo incarichi in Medio Oriente, a Beirut fu uno dei superstiti dell’attentato hezbollah all’ambasciata americana nell’82, e ad Abu Dhabi, dove fu il responsabile dell’Ambasciata per gli Affari Politici ed Economici fino alla prima metà degli anni 90. E’ stato un piacere avviare questo dialogo con il Dott. Foster, le cui evidenti competenze possono aiutarci ad inquadrare forse un po’ più da vicino lo scenario internazionale che si è aperto oggi fra il Golfo Persico, il Medio Oriente, il Mediterraneo orientale e l’Africa del nord, con l’ingresso di un nuovo pretendente, la Turchia. E’ il primo di tre “dialoghi”che verrà completato, senza troppa fretta, nell’arco dei prossimi mesi trattando appunto anche l’argomento Siria e Libano, qui già in parte sfiorato, e soprattutto Est Med e Libia. Siamo molto riconoscenti verso il nostro interlocutore, Dott. Foster, per la solita personale attenzione, la cortesia e la squisitezza che ci ha riservate.
Prima riflessione:
L’area che insiste nel Golfo Persico, fra lo stretto di Hormuz e la cesura a nord, interessa oggi diversi Stati di grande importanza economica, geopolitica e religiosa quali IRAN, ARABIA SAUDITA, IRAQ, KUWAIT, EMIRATI ARABI UNITI, QATAR, per non parlare dello Yemen, area spostata verso il corno d’Africa ma oggi zona di guerra fra fazioni contrattoste appoggiate da Iran e dai sauditi, una sorta di guerra per procura.
Al di là delle valutazioni economiche legate al petrolio ed al gas, quanto pesa la Storia e la presenza di un islamismo sciita anche nei paesi arabi citati, sulle tensioni attualmente in corso?
Foster: Sicuramente molto. Grazie soprattutto all’Iran e ai suoi circa 80 milioni di abitanti, gli sciiti sono di gran lunga piu` numerosi dei sunniti nel Golfo Persico. La maggioranza in Iraq e Bahrain e` sciita, e ci sono consistenti minoranze sciite in Arabia Saudita e Yemen. Dopo la guerra fra Iraq e Iran negli anni ’80, iniziata da Saddam Hussein con l’elite della minoranza sunnita che governava Iraq, finita con una tregua, l’Iran ha approfittato della guerra USA-Iraq, iniziata dal Presidente George W. Bush, col pretesto che l’Iraq possedesse materiale nucleare. L’Iran ha armato e addestrato le milizie sciite che ormai sono la forza politica e militare piu` potente dell’Iraq.
Il Califfato che proponeva Daech/Stato Islamico nella sua guerra in Iraq e Siria era solo per i Sunniti. Anche questo aiutava l’Iran ad organizzare e dominare gli Sciiti dell’Iraq. In un certo senso, si puo` dire che il conflitto fra Sciiti e Sunniti, iniziato circa 1400 anni fa con la morte del nipote di Mohamed, Hussein Ali, oggi si e` riacceso.
Seconda riflessione:
L’Iran è la Persia, una nazione che non è araba, seppur mussulmana, e con un passato imperiale molto importante che, in apparenza, si intende riproporre nell’area. In questo contesto, se allarghiamo per un attimo il campo visivo, non è possibile che, dopo la rivoluzione, gli Ayatollah operino in questo senso fin da subito dopo l’avvento di Khomeini, con l’abbraccio offerto al Libano ed alla Siria fin dagli anni 80? E con quali organizzazioni?
Foster: Nel Libano, ormai da circa 40 anni, la maggioranza assoluta della popolazione e` sciita. Ci sono` voluti un po` di anni finche` le minoranze sunnite e maronite perdessero il loro controllo governativo e militare nel Libano, ma ormai non vi e` dubbio che gli Sciiti sono la confessione di riferimento in Libano, e che l’Iran e’ il paese straniero piu` influente in Libano. Basta rendersi conto che la guerra fra Libano e Israele nel 2006 era in realta` fra Israele e le milizie sciite del Libano armate e pilotate dall’Iran.
In Siria, dopo la ribellione della maggioranza sunnita dal 2011 contro il governo di Bashar al-Assad e la sua piccola minoranza Alawita (religione cugina degli sciiti), gli Hizballah Libanesi assieme ai militari iraniani e russi hanno ormai quasi finito di spegnere questa ribellione.
Terza riflessione:
Nella prima Guerra del Golfo anni’90, a seguito dell’invasione del Kuwait da parte di Saddam, Desert Storm si fermò subito prima di entrare a Bagdad, lasciando al suo posto Saddam Hussein. Dopo l’infausto 11 settembre 2001, invece, fu cercato un pretesto per l’ invasione dell’Iraq da parte di Geroge Bush jr. con l’esito noto. Oggi, con un paese, l’Iraq, di fatto spaccato e in mano agli sciiti, e dunque l’Iran, è possibile considerare quella decisione un errore strategico fondamentale per gli equilibri del Golfo? Se si, quanto era prevedibile?
Foster: Forse non era prevedibile, ma si poteva intuire che fosse possibile. Gli USA hanno creduto che con i loro grandi mezzi militari e finanziari avrebbero potuto ricostruire l’Iraq dopo la caduta del dittatore Saddam Hussein come una democrazia, il cosiddetto “nation building”. E ci sono piu` o meno riusciti ma non come speravano: gli Sciiti iracheni e l’Iran controllano l’Iraq democratico perche` i cittadini votano sopratutto in base alla loro religione. Non si poteva non sapere che questo fosse possibile se non probabile.
Quarta riflessione
L’ultima azione militare, l’eliminazione del generale Suleimani, ha comportato un’analisi “laterale” da parte di alcuni analisti. Essi avanzano infatti l’ipotesi che il target fosse sostanzialmente condiviso, sia dall’establishment iraniano, che vedeva nel Generale un uomo di forte potere indipendente da quello degli ayatollah e che internamente rischiava di diventare sempre più scomodo, soprattutto per il potere acquisito anche in Iraq, Siria e Libano, sia da quello americano e dei suoi alleati per gli stessi motivi: un forte competitor nell’ambito dello scontro con l’Arabia Saudita e il mondo sunnita in generale.
E’ una lettura plausibile, o anche più che probabile?
Foster: Mi sembra poco probabile. Gli USA hanno pensato anche nel passato di eliminare il Generale Suleimani perche` lui fomentava battaglie da parte delle milizie sciite irachene contro l’esercito americano in Iraq. Ma sia Bush Jr. che Obama hanno deciso di non eliminarlo anche perche’ gli USA a volte usano l’assassinio contro capi terroristici, ma un generale di uno stato qual’e` l’Iran e` in un altra categoria. La politica degli USA e della maggior parte degli stati OTAN e` di non assassinare politici e ufficiali militari di altri stati.
L’ironia ha voluto che Trump eliminasse Suleimani proprio dopo che quest’ultimo e le milizie sciite avevano combattuto con gli americani e l’esercito iracheno per sconfiggere lo Stato Islamico/Daech nell’Iraq. Quest’ultimo fatto la dice lunga sull’ignoranza e ragionamento fallace del Presidente Trump e dei suoi improvvisati consiglieri nei confronti dell’Iran.
Ultima riflessione
Resta il fatto che l’escalation che (quasi) tutti immaginavano non si è verificata. In modo molto accorto (a mio avviso), né USA né GB avevano risposto all’escalation di provocazioni nel Golfo degli utlimi mesi, ed oggi gli stessi iraniani evidenziano molta accortezza nelle reazioni. Non è che si stia preparando (anche a causa dell’embargo), un terreno di dialogo che porti ad una sorta di tregua, se non di pace, ben strutturata nell’area?
Foster: Il Presidente Trump e i suoi consiglieri, una volta ritiratisi dall’accordo Iran/UE/USA di Obama, hanno escogitato la strategia delle sanzioni per costringere l’Iran a negoziare un nuovo accordo che ormai aiuterebbe Trump molto nei suoi sforzi per essere rieletto. Infatti, gia` da tempo Trump sta cercaando di ricominciare i negoziati con l’Iran e spera di poter raggiungere un altro accordo prima delle elezioni. Trump l’ha piu` o meno promesso all’elettorato USA. L’Iran soffre per le sanzioni USA. L’Europa non trova il corraggio di non rispettare le sanzioni USA anche se Trump ha iniziato la sua presidenza strappando l’accordo anti-nucleare Iran/UE/USA che la UE e Obama avevano messo degli anni per negoziare e concludere.
Pero`, l’Iran intanto puo` fare tutti gli affari che vuole con Russia e Cina che, a differenza dell’Unione Europea, non rispettano le sanzioni USA contra l’Iran. Cio’ non puo` sostituire i vantaggi di scambi commerciali con gli USA/UE, ma ammorbidisce il colpo.
© Moscatelli/Foster January 2020