
Ritorna la Sea Watch (4)

Ritorna a solcare i mari nella sua rinnovata bellezza la Sea Watch, questa volta nella sua quarta versione.

A notizie del genere c’è da essere contenti, visto che si tratta di operazioni umanitarie.
Anche se ci sarebbe da interrogarsi su queste due parole, visto chi è “l’umanità” che ne trae maggiori benefici.
Lo so, ho molto tempo libero e quindi spesso lo impiego male o per motivi che ai più possono apparire curiosi se non inutili, ma se ho un cervello che funziona in questo modo non è colpa mia.
Quindi vediamo un po’ di cosa si sta parlando, se si parla di Sea Watch e di organizzazioni umanitarie.
Questa nuova messa in mare della nave è costata 1,3 milioni di euro, cioè due miliardozzi e mezzo delle vecchie lire.
Non posseggo un cantiere navale e nemmeno ci lavoro quindi non so dire se siano cifre adeguate per una nave di 50 metri di lunghezza, ma non ho motivo di credere non lo siano. Anzi, magari hanno pure strappato un prezzaccio, visto chi c’è di mezzo: Chiesa evangelica tedesca, il presidente della Conferenza episcopale tedesca, il cardinale cattolico Reinhard Marx (Cognome da scherzo del Destino) e dalla Chiesa riformata svizzera. Tutti riuniti in nome della santa alleanza, la «United4rescue» con le Ong estremiste tedesche e con l’appoggio materiale di Acli.

Per capire un po’ meglio sono andato a vedere cosa è questa United4rescue e belin se si capisce cos’è…
E’ una Alleanza e visti gli intenti si potrebbe anche dire Santa, formata da ben 555 (cinquecentocinquantacinque) organizzazioni tutte a scopo umanitario.
Alla faccia, e meno male che ci sono ancora così tante persone che sono sorrette da nobili intenti e lo dico per davvero.
Parlando di Sea Watch comunque il campo d’azione si riduce, nel senso che ci si occupa esclusivamente di salvare persone in mare, migranti che partono dai porti africani e per tentare di avere una vita e un futuro migliore, soprattutto in Italia visto che almeno la prima tappa, il primo sbarco, avviene principalmente qui da noi.
Non voglio parlare del fatto che spesso questa o queste navi li vanno a prendere i migranti più che salvarli da naufragi, perchè si entrerebbe in polemiche e diatribe infinite.
Pertanto io ragiono esclusivamente da persona comune, della strada come si dice, e da questo traggo opinioni se non conclusioni. Opinabilissime, ovviamente.
Prima domanda che mi viene in testa: quanto costa mantenere una imbarcazione del genere?
Vado a vedere e esce fuori la cifra di 300.000 euro l’anno, viste le dimensioni e il personale di bordo: 21 uomini di equipaggio.
Persone che come è giusto vengono pagate con regolare stipendio mensile. No volontariato.
C’è chi ha fatto i conti e con questa cifra ci si costruiscono 60 pozzi d’acqua in Africa.
E qui la cosa diventa paradossale se non surreale: si salvano povere persone che nell’acqua ci annegano a scapito di chi l’acqua non la ha nemmeno per bere. Chi troppo e chi niente, se non fosse una battuta macabra se non infelice.
Non so se hanno calcolato anche i costi di gestione intesi come carburante, ormeggi, riparazioni, etc etc etc.
Comunque una barca del genere per farla vivere e navigare costa dei bei soldini.
Soldini ovviamente donati da gente comune e qualche filantropo.
Ancora un attimo e arrivo dove voglio arrivare.
Le 555 organizzazioni che compongono l’alleanza a capo della Sea Watch, sono anch’esse dotate di personale, uffici, mezzi, segretarie e quindi persone regolarmente pagate.
Ci sono anche amministratori delegati in queste organizzazioni e quindi sono vere e proprie aziende, sebbene non a scopo di lucro.
Io non ho idea anche se si potrebbe venire a saperlo con una vera ricerca da giornalista cosa che io non sono olttretutto, ma a naso penso che tutto questo ambaradan abbia bisogno di ingenti somme di denaro.
E qui scatta la mia mente malata. Con tutti questi soldi, con tutta questa montagna di soldi, quanta gente si potrebbe far vivere meglio, se non sfamare o non farla morire di sete?
Cioè, voglio dire, se tutto questo denaro al posto di andare comunque in stipendi e in costi di gestione, andasse direttamente ai destinatari e cioè quelli veri?
Perchè sempre nella mia ignoranza e mente malata, se parliamo di costi e benefici, di sforzi e di risultati, tutti questi soldi non potrebbero essere impiegati meglio?
Fermo restando il nobilissimo intento di salvare vite umane da naufragi certi o possibili, se tutta questa montagna di denaro venisse data a chi questi naufragi li rischia, non sarebbe più semplice e probabilmente anche meglio?
Poichè direbbe La Palice, se la gente naufraga e spesso muore pure è perchè di soldini non ne ha.
Perchè se no vista quanta gente lavora, si sbatte e prende comunque compensi per quanto fatto e il lavoro svolto, amministratori delegati compresi, a qualcuno potrebbe anche venire in mente che “l’umanità” che ne trae beneficio, alla fine, sia di certo tipo.
Cioè, quella che lavora in queste organizzazioni umanitarie.
Sapete quanta gente sarebbe nove su dieci a spasso se i soldini si dessero direttamente a chi ne ha davvero così tanto bisogno?
Lo so, sono pensieri peccaminosi e non da buon cristiano.
Espierò la pena e nel frattempo cercherò di alleviarla con le Ave Maria d’ordinanza.
Questa sera incomincio. Ora vado a mangiare.