
Scribacchini e pennivendoli, attori e commedianti

C’è il mondo dei giornalisti, quelli seri, quelli che hanno fonti e che nella migliore delle ipotesi le verificano pure, che possono entrare nelle sedi di riferimento dei loro scritti, parlare con chi abbia competenza, presiedere a conferenze stampa, contattare protagonisti diretti ed indiretti.
Nel caso specifico, parliamo di calcio. Questa tipologia di giornalisti può riferirsi direttamente alla società, richiedere interviste, contattare procuratori ed altri personaggi del mondo dorato dei campi verdi. Ne conseguono poi articoli obiettivi, non sempre favorevoli certo, ma basati su dati concreti, senza troppa personalizzazione dei concetti, ma presentazione e preservazione di fatti.
Alcuni di questi stessi professionisti, possono aver avuto discussioni con i rappresentanti societari, aver criticato la gestione della squadra e del team tutto, ma il rapporto onesto ed improntato su serietà ed imparzialità, ha visto continuare il lavoro senza intoppi. Penso a Timossi, in anni passati sostenitore del Presidente che poi ha anche duramente criticato per alcune scelte, sempre educatamente e con cognizione di causa. A gennaio, nonostante quest’ultimo periodo di scritti sfavorevoli, entrerà addirittura nell’ufficio stampa del Genoa. Penso a Matteo Macron, oggi ceduto con successo alla politica, a Marcello Zinola, grande amico di fede sbagliata, ma eccezionale penna purtroppo in pensione, a Diego Pistacchi, cui sono altrettanto affezionata… Fare giornalismo sportivo in modo serio si può e loro ne sono l’esempio.
Poi c’è una realtà parallela, un universo che crasha con questo, fatto di persone che credono l’iscrizione all’albo li qualifichi, senza doversi rispecchiare nel proprio lavoro. Normalmente vengono anche invitati in trasmissioni televisive quali fomentatori, più che opinionisti, perché fanno più rumore i dissidenti ed i detrattori, piuttosto che i razionali ed i possibilisti. Questi parlano, scrivono ed in ogni parola o testo insinuano veleno cercando consensi e magari insultando chi, non avrà il tesserino italiano, ma i contatti e le informazioni sì. Sono coloro che alludono, perché non possono sapere non potendosi avvicinare nemmeno alla sede. Quelli che parlano di esclusioni incomprensibili solo perché non hanno potuto confrontarsi con staff e procuratori che avrebbero fornito loro risposte invece che accuse di inettitudine e incompetenza a mister o presidente. Quelli che rimpiangono Ballardini, più per amicizia e caduta possibilità di venire a conoscenza di dinamiche reali, senza sapere cosa accadesse nei pre-partita o durante gli allenamenti o addirittura in campo, la domenica; che sostengono Andreazzoli sia migliore di Thiago, nonostante i 20 goals subiti in 8 partite, a fronte degli 11 nelle altrettante disputate dal sostituto, il confronto di 4 ore tra lui ed il presidente oltre che tra società ed intero staff, a fronte del passato non certo glorioso e dell’esperienza di un gruppo di preparatori provenienti da ambiti solo parzialmente riferibili al gioco (il preparatore atletico voluto da Aurelio, per esempio, era un semplice fisioterapista); coloro che parlano male della squadra, scelta nei propri componenti con il Mister rimpianto ed esaltata nel primo periodo…
Una parte, almeno, qualche news ce l’ha, ma le espone in modo negativo, puntando su articoli di rottura e scandalo, non sovra partes.
Ebbene, questi reietti di Villa Rostan, che cavalcano il diritto di fare informazione, inaciditi dalla situazione di cui riescono persino a chiedere il motivo, si siedono nei salotti televisivi e sparano sentenze e giudizi in base ad una fantomatica conoscenza calcistica.
Non solo, invitano nella propria trasmissione (quando conduttori) tifosi estremisti e dai comportamenti piuttosto rabbiosi che talvolta, seppur raramente, si trovano a “dialogare” con genoani che la vedano diversamente, insultandoli, rossi come peperoni, urlando ed alzandosi in piedi inveendo con chi, alla fine, ama il Genoa come (dovrebbero anche) loro. Vivono sull’orlo di questa tragicommedia gongolando, cercando di aizzare sempre di più ed ignorando spesso i messaggi controcorrente provenienti da casa.
Se da un tifoso, di qualunque pensiero, giungono prese di posizione comprensibili in base ad un’esperienza da mero spettatore inerme e senza possibilità di approfondimento dei temi, da un “uomo” che si faccia chiamare giornalista, mi aspetto di più. Mi aspetto compostezza, critica costruttiva, avvallata da fatti convalidati. E quando anche questi non potessero essere riscontrati (per chiusura a loro o generale della società), essi dovrebbero tacere o esprimersi sottolineando la propria ignoranza e il proprio punto di vista quale “pubblico”, riconoscendo, anche senza ammetterlo, di parlare per proprie idee, senza cognizione di causa. Se, per esempio, dal genoano accetto il “mugugno” nel vedere fuori un giocatore in favore di un altro ritenibile più scarso, dal professionista no! Perché con una semplice telefonata, non necessariamente alla dirigenza RossoBlu esasperata e quindi non disponibile, ma ad altro informato dei fatti come un procuratore, si potrebbero evitare certe affermazioni grottesche alle orecchie di chi le cose le sappia.
Il tifoso può criticare, lamentarsi e contestare (nel limite del civile) e può anche permettersi di sbagliare riferendosi ad argomenti a lui non accessibili, il giornalista no.
Sono questi quei pennivendoli e scribacchi, chiamati alle armi da colleghi, spesso a caccia di click o letture, che si spacciano per esperti ed intenditori cui viene facile accostare la frase di Morinho: “chi sa tutto di calcio non sa niente del calcio!”
Firmato: “la poverina che proprio non ci arriva”

Sì, il post riportato su di un articoletto è mio. Che sottoscrivo quanto affermato, ribadendolo e facendo anche notare come sia stato strumentalizzato in un contesto altro, che non ho ribattuto poiché, non venendo nominata, mi era fermata alla sola lettura del titolo. Solo ieri, un amico vero, mi ha fatto leggere tutto, quando mi ero semplicemente limitata a commentare un’affermazione interna ai post in risposta poiché riferitami, nella quale il nostro Lussana sosteneva con lui all’interno dell’organico sarebbe tutto andato meglio (peraltro non credo nemmeno la sottigliezza della risposta sia stata colta….).