
Storie di vita vissuta

Ho una cara amica che recentemente ha avuto la bellissima sorpresa di avere quella cosa che ormai sembra diventata prassi comune per noi esseri umani: carcinoma. Cancro.
Causa ciò, deve andare ogni tot giorni, a fare visite e controlli di rito.
Prelievi, contro prelievi, esami, medicazioni post operatorie. Tamponi.
Lei non abita a Genova pur essendovi nata e cresciuta, ma in un paese dell’entroterra genovese.
Sono solo una quarantina di chilometri, ma che tra Benetton e Società Autostrade e soprattutto la terribile pandemia mortale che ha provocato miliardi di morti in tutto il mondo, diventano 500.
Oltre al fatto che non esistono centri specializzati in molte Città italiane, pensa se esistono in paesini di poche anime.
Non c’è nemmeno un Pronto Soccorso, dove abita e il più vicino è in riva al mare.
L’atro giorno ha compiuto l’ennesimo viaggio e in compagnia di un amico, di un uomo anziano, un vicino di casa, che si è offerto di accompagnarla in macchina, così, per farle un po’ di compagnia.
Sapete, uno di quegli uomini di campagna, dell’entroterra ligure appunto. Gente dura, sarvega come si dice da noi.
Gente dallo sguardo fiero, mani e viso segnati dalla vita e dalla fatica, ma non per questo privi di sensibilità d’animo.
Anche loro hanno un cuore.
Arrivano davanti alla struttura e quest’uomo non capisce quello che sta succedendo, perchè mai se lo sarebbe immaginato.
Davanti a lui, una lunga fila di persone, perlopiù di età matura, ma non mancava qualche presenza giovanile.
Tutti in fila, ben distanziati, che aspettavano di entrare, di essere ricevuti da medici e specialisti.
Tutte fuori, all’aperto, in attesa di essere ricevuti, appunto.
Viste le facce e il perchè erano lì, dire che ricordava una scena vissuta da tanti poveri disgraziati in anni bui e terribili non era poi così assurdo. Anche in quei “Campi” le persone erano in fila in attesa di una speranza.
La differenza è che là si entrava e non si usciva. Più.
Quell’uomo, visto tutto ciò e avendo avuto risposta del perchè stesse succedendo quello che vedeva, si mise a piangere.
Lui, uomo sarvego, duro e che probabilmente aveva pianto forse mai nella vita.
Tutto questo per un cazzo di virus del raffreddore e di una finta pandemia mortale.
Alla mia amica ma come credo a chiunque sia nelle sue condizioni, hanno fatto una marea di tamponi.
E sì perchè ogni volta che va, devono infilargli quel bastoncino sù per il naso.
E’ la Legge.
Questo succede anche a distanza di due giorni, e penso succederebbe anche a distanza di poche ore.
Le hanno già fatto uscire un paio di volte il sangue dal naso, probabilmente vista la perizia e la delicatezza del tamponatore, e ha le narici letteralmente massacrate.
A questo punto a me le domande vengono non solo spontanee ma escono dal cervello a velocità supersonica.
Ma per brevità ne scelgo solo una.
Visto che il virus è così presente, contagioso e proprio per questo lo si può prendere in qualsiasi momento, il personale medico, quindi dottori, infermieri e analisti, quanti tamponi si fanno nell’arco di 24 ore?
Perchè se dei malati di cancro ma che per il resto stanno benissimo, o qualsiasi altra persona affetta da qualsiasi tipo di problematica e sintomatologia deve fare il tampone ogni volta che si presenta in strutture ospedaliere, quelli che ci vivono praticamente, che ci lavorano e che oltretutto sono e vengono a contatto con centinaia di persone malate al giorno, lo fanno il tampone? E ogni quanto?
Perchè visto cosa sono gli ospedali, cioè uno dei luoghi meno salubri e uno dei più infettati che esistano “In Italia 49.000 decessi in ospedale nel 2018 per infezioni ospedaliere“, io voglio sapere quanti tamponi si fanno coloro che ci lavorano dentro.
Penso che il numero giusto, sia uno ogni 4 ore di servizio.
Quindi, due al giorno.
Non oso immaginare come sia il vostro naso, cari Medici, Infermieri e Tamponatori.
Spero che questa orribile follia finisca al più presto.


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