Un Comunicato pieno di gioia

Un Comunicato pieno di gioia

Si può iniziare così, con il recupero di un articolo di Giampiero Timossi apparso su IL SECOLO XIX il 22 Ottobre 2010 sotto l’egida de: “Il retroscena”, titolo del pezzo: “FONDAZIONE: SALTO AVANTI NELLA STORIA”, e che qui copio e incollo:
“La gratitudine è un sentimento che invecchia presto. Pare che il primo a dirlo sia stato Aristotele. La storia del Genoa e della sua fondazione può anche iniziare così. È stata fondata nel 2006, in una sera tempestosa, alla fine di uno dei momenti più bui della storia rossoblù. Doveva servire, anche, per riallacciare i rapporti tra il presidente Preziosi e la città di Genova. Qui per città s’intendeva quella dei soliti studi, dei soliti ristoranti, dei soliti club (pare che a Genova i “salotti” buoni scarseggino). Con la città dal cuore rossoblù, uomini e donne da Gradinata e Distinti, c’era poco da riallacciare. Loro nel Genoa di Preziosi hanno sempre creduto, almeno la maggioranza di loro. In questi anni la fondazione ha realizzato cose egregie, iniziando dall’emozionante Museo del Genoa. L’impulso iniziale lo hanno dato passione, entusiasmo, le sottoscrizioni dei genoani, un “assegno” da 500.000 firmato da Preziosi e una donazione del 25% delle azioni del Genoa spa. L’entusiasmo non dura in eterno. Neppure i quattrini, a meno che non si abbiano idee per procurarne altri. Vero, certe volte le idee non bastano, serve la forza di portarle avanti. Il museo e quello che gli gira intorno poteva contare solo sulla generosità dei suoi volontari e questo è (anche) un motivo di difficoltà. Non è l’unico: la Fondazione del Genoa alla fine è stata colpita da uno dei mali della città di Genova: quel brontolare su tutto che vale sempre una giustificazione. Con i suoi “reggenti” D’Angelo e il più defilato Carbone, ha mantenuto una forte (e sacrosanta) indipendenza. Che alla fine si è trasformata in un’ostilità tra fondazione e società. Una questione, in particolare, ha acceso gli animi. La “trattativa” su un possibile acquisto di quel 25%: azioni che Preziosi aveva regalato alla fondazione. E che la fondazione gli avrebbe rivenduto per finanziarsi. Rivendere quello che ti è stato regalato, a chi te lo ha regalato, si può fare. Ma è perlomeno singolare. Lo è di più se chi vuole vendere non mostra particolare disponibilità nei confronti del possibile acquirente. Per essere espliciti: l’atteggiamento critico dei vertici della fondazione era argomento pubblico. Certo, si può criticare il presidente del Genoa. Ma se a farlo è la fondazione Genoa si rischia il cortocircuito. Il cortocircuito è arrivato. I “reggenti” avrebbero proposto la messa in liquidazione della fondazione. La società si è opposta. Nuovi “reggenti” sono stati nominati Gianni Blondet, che del Genoa è vice presidente, e Luca Barabino, pure lui nel cda della spa rossoblù. Ora il Genoa vuole occuparsi direttamente della sua fondazione. È un salto (avanti) nella storia. Al Museo verrà data una nuova sede, in pieno centro, in posizione più visibile rispetto alla sede attuale di salita Di Negro. Al fianco del Museo aprirà un nuovo store rossoblù, con il personale in sinergia con il centro museale. Lavori in corso, nuovi progetti. Un dubbio: si dice che questo terremoto ai vertici della fondazione potrebbe chiudere al presidente Preziosi i “salotti” (o roba del genere) buoni della città. Gli stessi che sette anni fa non mossero un dito per salvare il Grifone. Perché Genova quei salotti non li ha mai aperti. E Preziosi, francamente, se n’è sempre infischiato.”

Ma per spiegare tutto questo e di cosa all’epoca ci fosse in ballo, è presto detto, il Fondatore della Fondazione Genoa, cioè Preziosi, all’atto della nascita della Fondazione Genoa, aveva garantito di ripianare le perdite da bilancio del Genoa, anche quelle in capo al 25% detenuto dalla Fondazione per 10 anni, scaduti i quali ci avrebbe dovuto pensare direttamente la Fondazione, così i Reggenti d’allora si erano fatti questa pensata: Preziosi avrebbe dovuto comprare il 25% del Genoa di azioni ordinarie e ridonarlo alla Fondazione sotto la formula di azioni privilegiate. Da lì la frattura, il cortocircuito, l’impossibilità oggettiva di far capire a Preziosi che la passione e l’amore verso il Genoa è limitato dalla mancanza di grano, i genoani, soprattutto coloro che detengono lauti patrimoni, non hanno facoltà di spesa sul fronte calcio, arrivano addirittura a stento di potersi permettere un abbonamento di tribuna (a meno che non sia in omaggio), con la scusa che nei distinti si sentono più vicini al “popolo”. 

Si giunge così allo scadere dei 10 anni, ci troviamo quindi nel 2015 e si rincorre la voce di un possibile acquisto da parte di Preziosi del 25% del Genoa in capo alla Fondazione Genoa, si tratta sotto traccia, ma la voce viene smentita, però poi alla fine emerge che si è trovato un accordo e il 25% del Genoa, viene acquistato da Preziosi nel 2017 per € 1.050.000,00 e pagata in 7 rate da € 155.000,00 l’una, insomma ad oggi, per chiudere la questione, pare manchino 4 rate, o con la vendita del Genoa al Fondo, ha già saldato tutto? Non so quanto possa durare la Fondazione Genoa, e quanto ancora senso abbia la sua esistenza senza avere più in mano il 25% del Genoa (che doveva restare a tutela di tutto il popolo genoano), resta la formula, ma appare più come punto d’incontro di quella enclave genoana legata tra loro dall’essere più genovesi che genoani, quasi una consorteria a difesa della Genova genoana. L’hanno espresso bene nel dare il benvenuto alla nuova proprietà, c’è un punto che li qualifica ed è un preciso passaggio del comunicato: “Nell’attesa di conoscere la nuova composizione del Consiglio di Amministrazione e del vertice gestionale della Società”, una formula ingessata, grigia, priva di pathos, tipica di quel modo tutto genovese, nell’accogliere con gioia ed a braccia aperte la novità ed il progresso. 

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IL LANTERNONE di Boccanegra

Pensionato, libero pensatore, nulla facente, amante dei cantieri dove poter suggerire agli operai il modo migliore per intervenire in tubature guaste e porvi rimedio, senza per questo essere brutalmente insultato. Se avanza tempo dipingo e scrivo brevi post su Faccialibro per amici trovati in rete, no perditempo

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