
Virtuelle

Non so se Carlo Perrone l’abbia ancora o l’abbia venduta: la barca, fatto sta che il nome scelto: “Virtuelle”, presuppone avere un certo interesse verso tutto ciò che può rappresentare il virtuale: dalla colonscopia, alla realizzazione di un busto di donna in 3D, come di un nutrito archivio digitale.

Ma il virtuale oggi pare insana passione per coloro che rubano i giornali, perché Carlo Perrone asserisce che rubare i giornali, approfittando di ciò che la rete mette in circolo, è come rubare la democrazia. A questo punto però mi viene da chiedere: ma mi scusi, se lei asserisce che la carta stampata rappresenta la verità contro le fake news ed ancora di più, in questo momento, è la voce professionale e professorale della democrazia e poi da del ladro di democrazia a chi ruba in rete ciò che lei asserisce essere “democrazia”, mi faccia un po’ capire, è proprio convinto che la carta stampata sia l’unico mezzo delegato a rappresentare la democrazia? Un ladro è un ladro se ruba una cosa, non certamente un’entità ideale come la democrazia, – anzi per assurdo, dato il ruolo che si attribuisce, dovrebbe essere ben felice che rubino la “democrazia” -, comunque io, questa investitura per i giornali, in base all’articolo 21 della Costituzione, non riesco a recepirla, mi sfugge ed al contempo questa sua convinzione mi turba. Ci ragioni un po’ su’, magari si faccia un bel giretto in barca, insomma si rilassi, non prenda così sul serio questo suo ruolo a tutela della democrazia, perché in tempi bui si è già arrivati ad avere solo una voce o due al massimo, confinando appunto la democrazia e costringendo poi i padri costituenti a pensare e scrivere l’articolo 21 della Costituzione.
